Per chi non segue la pagina facebook del mio blog ho deciso di raccoglie in questo post i vari brani pubblicati in anteprima per presen...

TEUFEL, IL DIAVOLO: BRANI IN ANTEPRIMA




Per chi non segue la pagina facebook del mio blog ho deciso di raccoglie in questo post i vari brani pubblicati in anteprima per presentare la mia nuova storia in arrivo il 31 Marzo.

Vi ho già parlato di Teufel, il Diavolo quindi non mi dilungherò ancora sulla trama e vi lascio leggere questi scorci di vita che riguardano i personaggi che si muovono tra i boschi della Catena Montuosa del Caucaso.

Vi rammento che potete leggere qualche notizia in più nella review presente su Goodreads. I primi due brani hanno lo scopo di presentarvi i personaggi umani principali, mentre gli altri... beh giudicateli voi.

Buona lettura.







Irina non si era più avventurata fuori nella foresta, ai margini della sua dacia, da quando, poco prima di partire per Stavropol’, aveva salvato la vita a un coniglio rimasto incastrato tra il terreno e una grossa radice esterna di abete. In quell’istante, mentre rabbrividiva e gli indumenti le si gelavano addosso, si pentì amaramente della sua scelta frettolosa. In modo del tutto inaspettato i fiocchi candidi cominciarono a turbinare nel vento. Uno si posò sulle sue lunghe ciglia e vi rimase fino a quando lei lo fece cadere con la mano. 
Neve. Un presagio di sfortuna, pensò poi. Non aveva mai visto la neve all’inizio dell’inverno e in modo così improvviso. Quei batuffoli morbidi aumentavano con velocità sospinti dal forte vento. I fiocchi di neve le investirono il viso mentre si scioglievano sulla pelle intirizzita e l’accecavano a tal punto che, a stento, riusciva a distinguere la strada tra gli alberi davanti a lei. La strada… per dove? Si chiese amaramente. Non sapeva dove Ania fosse andata e stava girando senza meta tra gli alberi, nell’oscurità.
Irina gridò di rabbia. Il suono, smorzato dalla neve fresca, si spense in fretta. Il silenzio della notte tornò ad avvilupparla. Aveva percorso circa un miglio quando ebbe la certezza che non avrebbe mai più rivisto la sua gatta.

Dima spostò le gambe della ragazza, se le posò in grembo e iniziò a massaggiarle i piedi. Dopo un attimo di silenzio le rispose con falsa timidezza: «Facciamo pace. Ho un regalo per te, ma a una condizione».
Sul volto di Irina comparve un sorriso malizioso: «Sentiamo».
«Non chiamarmi mai più Dmitrij!» Rispose lui quasi urlando, incollando il suo sguardo a quello furbo di lei. 
Irina scoppiò a ridere di gusto. Sembrò una lucciola nella notte. 
Lui ricambiò quell’allegria con un sorriso che mostrò la sua dentatura bianca e perfetta.
«Va bene, mio caro Dmitrij, farò la brava.» Lo schernì lei con una smorfia divertita e provocatoria.
Dima la sollevò per i piedi e la ribaltò sul divano, bloccandola con il peso del suo corpo, e i due giovani si ritrovarono con le labbra quasi unite. Poteva sentire il respiro di Irina sotto il suo naso, quella vicinanza lo stordì. Avrebbe voluto baciarla con una tale passione da impedirle di respirare. Lei ridacchiò come una bambina.


«Merda…» Fu questa la sola parola che riuscì a raggiungere le labbra di Dima e gli fuoriuscì dalla bocca.
La pelle di Irina era più bianca del solito, quasi trasparente, e i capelli erano luminosi e setosi come una nuvola di zucchero filato. Nonostante lei fosse avvolta di stracci e di sporcizia, per Dima quella che aveva di fronte non era una donna, ma una dea scesa tra i mortali per illuminare la sera e sostituire la luna nel firmamento notturno.
Irina si fermò e rimase immobile senza pronunciare alcuna parola. In attesa. Era cosciente di mostrare molto più di quello che qualcuno avrebbe dovuto vedere, ma della complessità di quel momento la preoccupava solo che l’uomo che amava la guardasse con occhi differenti. Lo sguardo di disprezzo per chi è diverso.


«Scusa Sasha, ma non avevo previsto di tornare così tardi.» Dima cercò di farsi perdonare per non essere rientrato a effettuare i lavori alla fattoria.
«Ragazzo, lo sai che sto lavorando nei boschi in questi giorni. Il lavoro di taglialegna mi porta via molto tempo, gli alberi devono essere preparati per l’inverno. Puoi trascorrere la notte da Irina tutte le volte che vuoi, ma la mattina devi essere qui, puntuale per la mungitura» lo rimproverò Sasha con severità, alzandosi dalla seggiola che lo ospitava mentre strizzava con vigore le mammelle dell’ultima vacca. 
Dima fece cenno affermativo con il capo, anche se Sasha era visibilmente infastidito dal suo comportamento lui non riusciva a non essere felice, i suoi occhi verdi brillavano come due gemme e il fratello lo notò subito.
«Hai fatto pace con la nostra Irina, eh?» chiese sorridendo, mostrando uno sguardo malizioso e sfacciato che lasciava poco da intendere.
Dima si limitò a fissarlo senza ribattere.
«Tutto tranquillo alla collina?» lo sollecitò Sasha, inarcando un sopracciglio.
«Sì, certo» rispose lui troppo velocemente.
«Mi sono perso qualcosa?» insisté di nuovo Sasha. 
Dmitrij brontolò perché non si era aspettato che il fratello capisse subito che era successo qualcosa durante la notte. «Non ho fatto niente!» protestò di rimando, roso dal senso di colpa per essere così chiaramente leggibile agli occhi degli altri.
«Può anche darsi…» Il fratello maggiore scrutò Dima negli occhi. «In tal caso, peggio per te» concluse con ironia, ostentando un sorriso arrogante.
«Ma che stai dicendo?»
«Ti conosco da quando ciucciavi le tette di mamma, pensi di potermi nascondere qualcosa?» affermò Sasha abbandonando completamente il lavoro. Si alzò e una volta vicino al fratello lo afferrò per le spalle e lo strattonò con vigore. «Sarebbe anche ora!» brontolò mentre sfiorava la fronte del fratello minore con la sua.
Dima si liberò da quella morsa e lo sfidò: «Anche se fosse non è affar tuo, mi pare».
«Ah, tu dici? Irina è come una di famiglia e se finalmente vi siete decisi a smettere di essere scemi e a fidarvi l’uno dell’altra, io non posso che esserne felice. Ho sempre fatto il tifo per voi due!»
Dima scoppiò a ridere. Quell’energumeno sempre gelido con tutti aveva tutto sommato un cuore caldo. Sasha era un uomo rude e di poche parole, con pochi amici, ma buoni. Era stato per lui un secondo padre più che un fratello e non si aspettava una dichiarazione così diretta.
«Questa notte è stata la più bella di tutta la mia vita. E ce ne saranno ancora!» confessò Dima, stampandosi un sorriso luminoso sull’ovale del viso.
«Certo, sei mio fratello, non puoi aver fatto cilecca!» commentò Sasha, ridendo in modo sguaiato e mostrando così non solo i denti, ma anche le tonsille.
«Ben detto, sono andato dritto all'obbiettivo!»
Risero entrambi.



Irina colmò l’esiguo spazio che li divideva e accarezzò, prima con delicatezza e poi con più vigore, le labbra di Dima con le sue.
Lui fu colto di sorpresa da quel contatto passionale e credette di essere ancora prigioniero del suo fantasioso mondo onirico. Le accarezzò con gentilezza e devozione il viso mentre teneva le labbra appoggiate a quelle della ragazza. Aveva timore di dare maggior slancio alla passione per anni tenuta schiava della sua fermezza. La sfiorò con attenzione, quasi come se Irina fosse stata fatta di vetro e se il suo tocco avesse potuto romperla in mille pezzetti acuminati.
Si baciarono e quel casto contatto tra labbra disse loro tutto: passione, amore e tenerezza. Si scostarono l’uno dall’altro per un brevissimo istante e poi le loro labbra si unirono di nuovo e le lingue s’intrecciarono, prima con imbarazzo e poi con decisione. Dima non sentiva più il freddo dell’inverno o il vento sbarazzino che gli scompigliava i capelli biondi. Lui era con Irina. Lui era avvinghiato a lei e nulla aveva importanza.



Spero che questi brani vi siano piaciuti e non esitate a commentare. Grazie di aver trascorso in compagnia di Irina e Dima qualche minuto del vostro tempo. Ma il bello deve ancora venire perché Teufel, lui... vi sta aspettando.






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