Chi ha letto il primo romanzo della The R.I.P. Trilogy li ha conosciuti, ma non sa cosa hanno pensato, provato e cosa si sono detti l&#...

R.I.P. BRANO INEDITO: L'INCONTRO



Chi ha letto il primo romanzo della The R.I.P. Trilogy li ha conosciuti, ma non sa cosa hanno pensato, provato e cosa si sono detti l'un l'altro quando i loro sguardi si sono incontrati per la prima volta. Sto scrivendo della controversa Asia e dell'affascinante Borislav. Un brano inedito dedicato a tutti i lettori del romanzo.

A Voi che avete amato Cracovia e le Anime che respirano nel mio romanzo.


«Io non capisco…» Asia tremava, mentre ascoltava le parole della madre.
«Nemmeno io, tesoro. Quel Venator ha salvato tuo fratello da un gruppo di devote del diavolo. Tuo padre è di là con loro.» Jadwiga era pallida in viso, più della sua solita carnagione marmorea. 
Un guerriero dell’Avatara si era presentato alla loro porta con Jozef tra le braccia. Asia stava studiando come tutti i secondi delle sue serate. Il padre Kaspar e il fratello erano nel cimitero per i soliti rituali. Quando la giovane aveva sentito un gran trambusto in salotto, aveva creduto che la madre stesse guardando qualche stupido film d’amore con il volume al massimo. Recentemente Iga aveva preso questa abitudine, fastidiosa per chi doveva prepararsi a un esame importante come Asia. Però si dovette ricredere.
«Voglio vederlo.» Affermò lei, fissando con convinzione la madre.
«Aspetta. Prima lascia che se ne occupi tuo padre. Non è nulla di grave vedrai, o non sarebbero qui, ma in ospedale» rispose, mentre cercava di calmare la figlia.
Asia non finì nemmeno di ascoltare quelle parole e uscì come una furia dalla sua stanza percorrendo il corridoio, come se il diavolo la stesse pedinando.
Non bussò alla porta del fratello. Non lo aveva mai fatto prima e non avrebbe iniziato proprio in quel momento in cui tutto dentro di lei gridava per l’impazienza.
Mentre la sua mano girava la maniglia, la porta si aprì d’improvviso lasciando Asia esterrefatta a fissare il petto rigido di un uomo molto più alto di lei. Alzò lo sguardo con una lentezza esasperante. Era come ipnotizzata da quei muscoli tesi, i cui contorni erano palesi al di sotto della maglietta. Quando i suoi occhi neri si posarono in quelle due nocciole cariche di energia, si sentì svenire.
«Chi… chi sei?» balbettò lei ansimando.
«Borislav Todorov. Tu devi essere la sorellina.» La voce di Bor era gelida e misurata, come se stesse recitando un versetto imparato a memoria. Il guerriero mantenne il controllo di tutto il suo corpo, nonostante un brivido lo avesse percorso non appena lo sguardo di Asia lo aveva sfiorato. In tutta la sua vita nessuna ragazza gli aveva mai provocato una sensazione tanto strana e piacevole al tempo stesso. Era come se la conoscesse da sempre anche se non l’aveva mai vista prima.
Asia cercò di recuperare il proprio controllo: «Voglio vedere mio fratello, potresti spostarti? Grazie».
Bor si scostò solo di mezzo passo di lato per permetterle d’infilarsi tra lui e lo stipite della porta. 
Asia fu invasa da un moto feroce di stizza. Cosa gli costava scansarsi di più? Pensò, mentre con la schiena sfiorava il fianco dell’uomo e, per un istante, le parve che il resto del mondo non esistesse più.
«Scimmia!» esordì Jozef sdraiato nel suo letto, mentre il padre gli medicava una ferita alla fronte.
Asia si precipitò al suo fianco e lo osservò con attenzione quasi volesse contargli il numero dei capelli in testa. Jozef era un ragazzo di una bellezza folgorante. I capelli neri e morbidi scivolavano lungo la nuca sino alle spalle e aveva ereditato gli occhi verdi e profondi di Kaspar. Asia invidiava il modo in cui il fratello riusciva ad apparire affascinante in modo quasi soprannaturale, anche ferito, pallido e dolorante.
«Stai bene?» chiese lei accarezzandogli la guancia con il palmo della mano.
«Certo! Non preoccuparti, e scusa se ho disturbato i tuoi studi.» Quella risposta fece sorridere in modo amaro la sorella. Jozef pensava sempre a lei, alla sua salute, ai suoi umori altalenanti, agli esami universitari che doveva affrontare, ma  si preoccupava mai per se stesso. 
«Cos’è successo?» insisté Asia, fissandolo negli occhi per convincerlo a raccontarle tutto.
«Tesoro, vai di là con tua madre. Jozef starà presto bene, il Venator ci ha fornito delle cure miracolose. Del resto parleremo in un’altra occasione», interruppe Kaspar quel momento d’intimità tra fratello e sorella.
Asia aprì la bocca per ribattere, ma il Venator si frappose tra lei e Jozef, scostandola con impazienza.
«Ragazzina, togliti di mezzo adesso. Abbiamo da fare, qui!» Ordinò lui dall’alto della sua statura e osservando Asia come se fosse stata un moscerino sul parabrezza, animaletto fastidioso di cui liberarsi in fretta.
Le guance della giovane s’imporporarono e il fratello capì che Asia era sul punto di esplodere. La conosceva bene come le sue tasche e sapeva quanto lei odiasse gli sbruffoni. «Scimmia, vai di là. Dopo parliamo. Promesso.» Jozef cercò di mitigare la furente reazione della sorella con le parole: calibrate e calme.
Asia non era sciocca e capì l’impellente necessità che il fratello aveva espresso. Temeva la sua furia ed era consapevole che, in alcuni casi, lei si era dimostrata esageratamente maleducata, ma quell’uomo era in casa sua e si atteggiava come a padrone. Quando la mano di Jozef, ancora fredda a causa del gelo esterno, sfiorò la sua per tranquillizzarla, Asia si rilassò. Doveva lasciare correre in quel momento, dopo tutto quell’insolente Venator aveva appena salvato la vita della persona a lei più cara. Ma, mentre si lasciava la scena alle spalle, giurò a se stessa che la questione non sarebbe finita così.
«Devi scusarla. Mia sorella è un vulcano. Impossibile spegnere il suo ardore.» Affermò Jozef dopo che Asia fu fuori dalla stanza e lontano dalle loro discussioni. I problemi della famiglia Nowak non erano di alcun interesse per il Venator Borislav Todorov anche se le Veggenti avevano affermato il contrario. Gli avevano vaticinato il pericolo, ma avevano aggiunto che quell’incontro sarebbe stato il confine oltre il quale lui non sarebbe più potuto tornare indietro. Niente poteva scalfire la sua corazza di diamante, ma quella ragazzina cocciuta e sfacciata lo aveva incuriosito. Quando gli occhi color petrolio di lei si erano posati nei suoi, per un breve istante, Borislav Todorov si era trovato spiazzato.






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