Eilan aveva promesso un regalino al raggiungimento dei DUECENTO LETTORI FISSI del blog, così eccomi qui stasera. Quindi eccomi qui...

R.I.P. DI EILAN MOON BRANO INEDITO: IL PRIMO COMBATTIMENTO INSIEME




Eilan aveva promesso un regalino al raggiungimento dei DUECENTO LETTORI FISSI del blog, così eccomi qui stasera.

Quindi eccomi qui a postarvi un breve scorcio di vita notturna nel cimitero del Wawel a Cracovia. Una notte non molto tranquilla in cui il nostro guerriero, Bor, sfoggerà la sua maestria combattiva, ma anche Asia graffierà. Ringrazio il maestro di kung fu Gabriele Bonifazi per avermi dato qualche dritta in merito.
E ora a voi la lettura, se vi è piaciuto il brano oppure se non lo avete gradito, commentate sotto: le critiche costruttive sono bene accette e le lodi anche!


«Zitta» le intimò.
Asia rimase con la bocca semiaperta per lo stupore. Un fruscio strano di foglie secche mosse dal vento arrivò alle sue orecchie, ma c’era altro. Un sibilo che non poteva riconoscere. Ebbe timore. Posò la testa sulla schiena del Venator e si sporse in avanti quel tanto per poter guardare oltre lui.
La tenebra li circondava. Conosceva bene il cimitero, meglio di casa propria. Ma il nero davanti agli occhi era così indecifrabile da non essere del tutto naturale.
«Stai dietro di me. Tira fuori la pistola che ti ho dato.»
Fece un cenno con la testa che il cacciatore non poteva vedere, ma non se ne curò.
Afferrò l’arma e la strinse con entrambe le mani tremanti. Aveva paura. Tantissima paura.
Il cuore pulsava a mille e riusciva a sentirne i battiti nella testa rimbombare con immensa forza.
Accadde tutto in un istante. Qualcuno fu loro addosso. Asia si ritrovò in terra con il viso schiacciato tra l’erba umida. Un grido inumano le pressò i timpani in modo doloroso e si sforzò di cercare con lo sguardo l’unica speranza di salvezza che aveva: Borislav Todorov.
Non era molto distante da lei, la sua fedele chien fendeva il nero petrolio che ricolmava l’aria. Un essere si muoveva veloce e schivava gli affondi del Venator. La Custode strizzò gli occhi cercando di mettere meglio a fuoco l’immagine della creatura. La riconobbe, era proprio la signora Mazur. Aveva gli stessi abiti eleganti che indossava la notte del rituale, nella sua bara di legno. La pelle era grigia e quasi trasparente, attraverso di essa erano visibili le vene nere e stracci di muscoli color porpora. Unghie lunghe oltre la misura normale arpionavano la giacca di Bor cercando di penetrare il tessuto. Lui era veloce e agile. Schivava e subito dopo affondava l’arma in avanti. Una danza continua, senza sosta.
Asia si sollevò a sedere e solo in quel momento ricordò la pistola che stringeva con la mano destra. Si fece coraggio e la impugnò puntandola verso la Succube. Non poteva sparare, non aveva una buona mira e avrebbe potuto colpire Bor. Ma tenere l’arma in pugno e seguirne la lotta con quello strumento di morte in mano, la faceva sentire più sicura. Come se potesse in qualche modo difendersi da sola.
Il Venator insinuò la gamba sotto l’inguine del demone e si portò basso all’altezza degli arti inferiori. L’essere perse l’equilibrio e precipitò a terra. Bor gli fu subito sopra, ma il mostro aveva grande forza nelle braccia e parò il colpo che il cacciatore aveva inferto.
Asia tremava. Guardava la scena con ansia e tensione. Non si accorse dell’altra creatura, vomitata dalla terra maledetta, che l’aveva raggiunta alle spalle. In un istante la sollevò per il collo stringendo la mano con forza e impedendole di respirare. La bocca spalancata del demone le alitò addosso, il fetore di morte le inondò l’anima. La paura la paralizzò e l’ossigeno defluì con velocità dal suo cervello annebbiandole i pensieri.
Come se un sussurro le raggiungesse la mente, credette di sentire una voce lontana chiamarla. Dirle di avere coraggio, di combattere, di non morire.
Come se a guidare la sua mano fosse qualcun altro, la pistola sparò. L’essere fu colpito in pieno viso e abbandonò la stretta sul collo della ragazza che riprese fiato e riacquistò la vista.
Ma il mostro non aveva finito con lei. 
La pallottola aveva creato una voragine all’altezza del naso da cui parti di cervello gelatinoso sgorgarono all’esterno. Asia urlò. Gridò l’unica parola che in quel momento poteva darle conforto e farle coraggio: «Bor!»
Il Venator aveva afferrato la Succube con il braccio sinistro e aveva condotto quel corpo posseduto a incontrare la chien. Ma nonostante l’avesse trapassata da parte a parte, la creatura demoniaca spinse con energia e si liberò dalla presa d’acciaio del Venator. L’urlo di Asia arrivò a lui e lo colpì con forza. Sapeva che se si fosse voltato a cercarla avrebbe perso l’incontro, ma aver udito la ragazza in pericolo aumentò la sua smania di liberarsi del mostro che aveva davanti a sé. Non poteva perdere tempo a giocare, pensò mentre estraeva il pugnale dallo stivale, e con un solo balzo saltò in altezza la Succube e si ritrovò alle sue spalle. Con una velocità non umana tagliò l’aria davanti a lui e con essa la testa del demone si staccò di netto, rotolando sul terreno per una decina di metri.
Il corpo, ormai privo del capo, si mosse ancora per qualche attimo per poi cadere in preda a spasmi violenti. Per definitivamente togliere di mezzo la creatura doveva strappargli anche il cuore, ma non aveva tempo. Joanna era in pericolo. La sua Asia lo aveva chiamato.
La Custode aveva fame d’aria. Inspirava rumorosamente stringendo ancora l’arma tra le mani. L’Incubo si avvicinava mentre sangue nero fuoriusciva dalla ferita che lei gli aveva causato. L’odore di marciume era intenso e le causò un conato di vomito. Sparò ancora senza prendere la mira, con gli occhi sbarrati e che gridavano aiuto. La pallottola colpì la gamba sinistra del demone, all’altezza del ginocchio, ma quello parve non curarsene e continuò a procedere verso l’invitante odore del sangue dell’umana.
Fu pochi istanti prima che fosse abbastanza vicino a lei da afferrarla di nuovo, che il Venator si intromise tra Asia e l’Incubo. Non appena lei vide le sue spalle larghe e la nuca si lasciò andare a terra esausta.
Il pugnale penetrò con rapidità la cavità toracica e trapassò il cuore immobile del mostro. Bor gettò in terra l'arma e dall'interno del cappotto levò la spada con la quale tagliò da parte a parte la testa dell’Incubo, incidendola con movimento contrario rispetto al braccio con cui la brandiva. Un taglio chirurgico veloce e perfetto. Subito dopo, grazie a un potente fendente, squarciò il petto della creatura e con forza ritirò a sé l’arma che condusse fuori dal petto anche il muscolo privo di vita del demone.
«Asia?»
Si chinò sul corpo della ragazza e le prese la testa fra le mani. Lei era cosciente ma spaventata, il corpo aveva spasmi incontrollati e batteva i denti.
«Asia? Riesci a capirmi?»
Rispose con un cenno della testa.
Tutto attorno a lei girava vorticosamente e la voce di Bor le arrivava lontana ma chiara.
«Aspetta qui, un solo secondo, devo finire il lavoro con quella Succube. Vengo subito a prenderti.»
«Prometti?» sussurrò con fatica.
«Lo giuro sulla mia vita.»
Corse verso il demone che aveva abbandonato poco prima. La testa era ancora distante, ma il corpo iniziava a recuperare il movimento. Con uno dei pugnali tridenti penetrò il petto e scavò all'interno per estrarne il cuore color porpora. «Ancora in buono stato. Male, dovrò bruciarlo», commentò tra sé.
Afferrò l’accendino e diede fuoco al muscolo che divampò come se fosse stato ricoperto di benzina. Bor lo lasciò bruciare.




Grazie di aver speso qualche minuto della serata per far vivere nella vostra fantasia i miei personaggi e...





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