BENVENUTI A WIZZIEVILLE Come promesso, Amabile Giusti ha fatto un dono meraviglioso a tutte le fans di Odyssea e Jacko regalando...

ODYSSEA BRANO INEDITO


BENVENUTI A WIZZIEVILLE


Come promesso, Amabile Giusti ha fatto un dono meraviglioso a tutte le fans di Odyssea e Jacko regalandoci un bellissimo passo inedito del seguito di "Odyssea oltre il varco incantato".
Non vi trattengo oltre e vi lascio alla lettura! Un sentito ringraziamento alla dolcissima e talentuosa Amabile Giusti.

ODY E JACKO

Odyssea sorrise, e proseguì da sola, mentre il sole moriva completamente dietro le case. Si strinse nella giacca della divisa e la abbottonò fino al colletto. L’autunno stava portando con sé il suo bagaglio di vento. Le fiammelle nei lampioni si accesero sfrigolando.
A un tratto, mentre camminava, ebbe l’impressione di udire un ticchettio diverso da quello dei propri passi veloci. Si voltò di scatto, ma la strada era deserta. Andò ancora, e ancora udì quel rumore e fu certa che si trattasse di passi, ma voltandosi di nuovo, di nuovo la strada le apparve vuota. Quando per la terza volta rimbombò quel distinto rumore, Odyssea si fermò, si girò, e scrutò nell’oscurità con maggiore concentrazione. Il vento fischiava sollevandole la gonna. La penombra si abbassava come una tenda grigia. Per una frazione di secondo ebbe l’impressione di cogliere una figura che si allontanava rapida, dietro la curva in fondo alla strada.
«Chi c’è?» chiese, gridando al vento. Istintivamente pensò a Letizia che la pedinava per farle un pessimo scherzo, e quel pensiero la tranquillizzò, poiché per un attimo aveva temuto che si trattasse di qualcosa di peggio. No, non poteva essere Squartavene. Quei passi furtivi, a chiunque appartenessero, erano indiscutibilmente umani. Squartavene non sfiorava il suolo in quel modo leggero e rapido, Squartavene avrebbe squassato la strada e smosso gli alberi e sollevato polvere dagli angoli dei marciapiedi. Squartavene le avrebbe portato addosso, dentro, l’odore del suo odio crudele. «Letizia, se sei tu non provare ad avvicinarti, perché ti appendo a un albero e ti strappo tutti i capelli!» esclamò «E ti faccio comparire addosso un saio!»
Il rumore era cessato. Odyssea rimase immobile per alcuni minuti, trattenendo il respiro, ma quell’affannato “tic tic tic” non si ripropose. Così, si girò per tornare a casa, quasi correndo. L’attendeva solo una curva prima dell’ultimo rettilineo. Svoltando l’angolo emise un grido spaventato quando il corpo di qualcuno la urtò.
«Che succede?» le domandò la brusca voce di Jacko.
Odyssea rimase qualche secondo con la bocca spalancata per lo stupore.
«Ti ho sentita gridare. Con chi ce l’avevi?» insisté lui, corrucciato, attraversandola con gli occhi.
«No...niente...mi era solo sembrato di...»  si voltò ancora verso la strada alle sue spalle, poiché di nuovo le era parso di intravedere un’ombra sfocata dietro un albero dal grosso fusto. Jacko guardò nella sua stessa direzione, ma evidentemente non notò nulla, poiché tornò a osservare lei con la medesima aria interrogativa.
«Allora?»
Riavutasi dalla doppia emozione, e constatando che tra il timore d’essere seguita e la sorpresa di aver incontrato Jacko, la seconda prevaleva nettamente sulla prima in quanto ad accelerazione delle palpitazioni cardiache, si rese conto che lui le stava stringendo un polso con rude impazienza. Si divincolò, spostandosi più in là sulla strada.
« Che ci fai qui? » gli chiese.
« Aspettavo te» rispose lui.
« Me?» domandò sbalordita, toccandosi il petto con un dito.
« Te» ripeté Jacko.
La fissò con attenzione, dall’alto in basso, soffermandosi sul suo abbigliamento e, alla fine di quella specie di silenziosa ispezione, le regalò un sorriso chiaramente ironico.
« Quella divisa non ti dona molto»  sentenziò senza alcuna cortesia.
Odyssea lo contraccambiò con un sorriso altrettanto scortese.
« Che ci vuoi fare, io non sono come Letizia, che riesce a rendere interessante anche uno straccetto».
Jacko scosse la testa.
« Quanta asprezza, povera Letizia. Comunque, non hai ancora risposto alla mia domanda: cosa è successo poco fa?»
« Niente di importante, credevo di aver udito dei passi, ma era solo il vento»
« É meglio che ti sbrighi a tornare a casa, tra un po’ cadrà giù il cielo» disse Jacko, afferrandola di nuovo per un braccio in modo confidenziale.
« Che volevi?» gli domandò, divincolandosi ancora da quel tocco che, sebbene così sgarbato e irruente, la faceva sentire timida e nuda.
Jacko aggrottò la fronte per un istante, come se fosse infastidito dal suo fastidio. Infine esclamò:
« Breta sta molto meglio. Vorrebbe vederti. Mi ha chiesto di riferirtelo»
« Sono felice! Verrò al più presto, puoi dirglielo per favore?»
« E così ti sei iscritta a scuola» mormorò lui, mentre riprendevano a camminare verso la casa. Le prime gocce di pioggia, sottili come polvere, cominciarono a cadere.
Quando il portone fu a pochi metri da loro, Jacko le chiese a bruciapelo:
« Siamo amici, vero?»
« Spero di sì » mentì Odyssea, sentendo di amarlo con tutta la forza del mondo e che la semplice amicizia non le sarebbe mai bastata in quella vita «Però di solito gli amici si salutano quando si incontrano. Mentre tu ti ostini a ignorarmi quando sei in lieta compagnia»
Jacko rise di gusto.
« Hai ragione, ma sai, Letizia è in grado di confondermi sotto molti punti di vista» mormorò con tono malizioso «Una fanciulla candida come te non può capire».
La casa era ormai a un passo. Odyssea sentì l’ennesimo moto di rabbia di quell’ultima ora montarle dentro, e avvertì il bisogno di dirgli ciò che pensava nell’esatto momento in cui lo pensava. Si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò:
«Non sono una bellona coi capelli di fuoco, è vero, ma non sono così candida come pensi»
Subito dopo raggiunse il leone e lo sfiorò, girandosi solo per guardarlo un altro secondo. Jacko rimase immobile al centro della strada. Un sorriso sconcertato gli solcò il viso, mentre il vento gli scompigliava i capelli come la mano impudente di una donna innamorata. Gli sorrise a sua volta, e scomparve dentro la casa.


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