Stamattina ho letto sulle pagine di un quotidiano due articoli che mi hanno colpita in modo particolare: il primo in positivo e il secondo p...

UNA FAVOLA DI NATALE E UNA TRISTE NOTIZIA

Stamattina ho letto sulle pagine di un quotidiano due articoli che mi hanno colpita in modo particolare: il primo in positivo e il secondo perché mi ha fatto riflettere parecchio e mi piacerebbe condividerli e discuterli con voi.



Il primo articolo che mi ha commosso e quasi mi ha fatto piangere racconta di una favola di Natale che si è avverata.
Il bimbo Simone di Isolaccia in provincia di Sondrio ha scritto come molti bambini una letterina a Santa Lucia  per chiedere i doni di Natale, poi l'ha chiusa con cura in una busta coloratissima e ricca di disegni fatti da lui come soltanto un bimbo sa fare, con affetto e passione. Simone ha deciso di affidare i suoi pensieri a un palloncino e lasciarli al cielo invernale della Valtellina. Il palloncino con la sua letterina ha viaggiato molto e stanco e sgonfio si è infilato tra i rami di un albero in una fattoria di Poggio alla Croce dopo ben 300 Km.
Due amici che trascorrevano lì la vigilia di Natale si sono ritrovati tra le mani i sogni e i desideri di quel bimbo che crede ancora nel Natale e non hanno voluto deludere le aspettative di Simone creando per lui un piccolo miracolo di Natale. Quei due signori si sono così commossi che dopo aver contattato i genitori del bambino per accordarsi sull'invio della tanto desiderata maglia dell'inter si sono recati in un negozio e gli hanno acquistato non soltanto la maglietta ma anche le calze, il berretto e molto altro -due milanisti sfegatati, vi ho detto tutto- per poi donarli a quel bimbo a loro sconosciuto.
Forse perché il bambino in questione si chiama Simone (come mio figlio) oppure solamente perché in tanti avvenimenti brutti e in tante dimostrazioni di freddezza ed egoismo che oggi giorno vedo pressoché in modo incontrollato questo gesto è stato un raggio di luna nella notte. Allora esistono ancora persone buone e generose che fanno azioni meravigliose senza ricevere nulla in cambio? Forse Sì, ma di una cosa sono certa quei due amici di Poggio della Croce hanno realizzato un piccolo miracolo di Natale per Simone ma anche per me perché mi hanno donato un barlume di speranza in un mondo migliore e in fondo è bastato molto poco.


Il secondo articolo di cui vi ho menzionato riguarda la crisi editoriale e in particolare il difficile momento che stanno vivendo le librerie. Secondo quanto scritto su questo giornale, Milano rappresenta ben il 30% del fatturato librario d'Italia e come dimostrano i dati è anche una delle città che ne sta soffrendo di più è quindi la vetrina di una nazione in crisi dove anche il libro ne sta risentendo più di quanto potessi immaginare. Sì, perché cari miei lettori, non credevo si potesse toccare il fondo con la chiusura di librerie storiche e simbolo di cultura  ma è proprio quello che sta succedendo.
Quando ho letto che la tipica e caratteristica libreria di antiquariato Rovello ha definitivamente chiuso a fine 2012 mi si è stretto il cuore ed è solo una delle tante. Abbiamo la libreria di Brera che ha chiuso l'entrata per sempre e poi c'è la libreria Utopia che si trasferisce lasciando il centro per ovvi motivi di riduzione delle spese e così anche la Libreria del Mondo Offeso che si trasferisce in periferia. Rischia la chiusura anche la libreria Pecorini in Foro Bonaparte che distribuisce i piccoli editori ed è molto cara ai ragazzi del conservatorio che si servono da sempre lì. Ma se questo elenco non dovesse bastare per allarmarvi mi sarà sufficiente scrivere HOEPLI e tutti gli amanti della lettura comprenderanno.
La libreria Hoepli in via Hoepli civico 5 è in crisi. Occupa la sua postazione dal lontano 1870! Hoepli è uno dei più importanti marchi in Europa ed è particolarmente frequentata dagli amanti dei manuali tecnici e scientifici -accompagnai mio marito da loro un pomeriggio di alcuni anni fa per acquistare un libro di astronomia introvabile in altri distributori- affronterà il duro momento dell'editoria con la cassa integrazione di parte dei dipendenti e con la chiusura del seminterrato ora adibito al settore libri di saggistica e accorpamenti di vari altri settori: il tutto per non dover chiudere le saracinesche.
Insomma siamo arrivati a questo? Ok, molti oggi acquistano libri nel web e poi ci sono gli e-book ma c'è altro sotto questo strato di petrolio scuro che la crisi si sta portando dietro.
CULTURA. I lettori sono sempre meno perché il tempo che si ha a disposizione scarseggia sempre più, perché la vita stressante ci distrugge e le tasse aumentano e non abbiamo più i soldi per comprare ciò che ci aggrada ma penso anche che un popolo di gente che non legge è un popolo più manovrabile e che ha meno strumenti per ribellarsi al potere dannoso che ci sta facendo tornare ai primi anni del dopoguerra. Se una libreria storica che ha aperto nel lontano 1870 arriva al 2013 vicina alla chiusura allora la fine del mondo che conosciamo è davvero vicina, per mondo che conosciamo intendo la vita che siamo abituati a condurre con le scuole pubbliche, le università, la cultura italiana, il benessere e la libertà in qualsiasi sua forma. Qualcuno penserà che sto esagerando ma provate a pensare a cosa faceva Hitler ai libri e vi darete la risposta alla quale sono giunta io. Mi è sempre piaciuto passeggiare tra gli scaffali pieni zeppi di libri, osservarli, toccarli, leggere il titolo e la presentazione e poi magari riporli perché non era quello che cercavo... ma quando finalmente trovavo quello giusto la soddisfazione era ben superiore a quella che si può provare cercando su Google un titolo e acquistandolo subito dopo on-line per poi scoprire magari che non era quello che ci si aspettava perché non abbiamo potuto sfogliarlo e sentirlo, perché i libri si devono sentire nell'anima non solo con gli occhi e la testa.
Il mondo sta cambiando ma non posso accettare che ciò che mi lega alla cultura e al passato finisca in questo modo. Con le saracinesche chiuse e costretti a leggere ciò che altri vogliono farci leggere.



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